ABORTO: NEW YORK E VIRGINIA, LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Aborto i bambini non sono più persone se non che nascano


Di Avv. Giorgio Abrosetti

E’ notizia di questi giorni che dopo lo Stato di New York, anche quello della Virginia e di Rhode Island si stanno dotando di una nuova normativa che regola l’aborto. Non mi voglio  addentrare in considerazioni eccessivamente tecniche, oltretutto su testi di legge esteri prodotti di un sistema giuridico diverso dal nostro, ma una cosa è certa: dopo l’audizione che la redattrice e relatrice del disegno di legge, Kathy Tran, deputata al Parlamento della Virginia, ha rilasciato e che sui social ha fatto un fulmineo giro del mondo, è inequivocabile che l’interruzione di gravidanza sarà consentita fino alla nascita, ufficialmente per la massima tutela della salute della paziente. La deputata sollecitata dal presidente della commissione parlamentare lo ammette e conferma esplicitamente. Chiunque può visionare l’audizione su Youtube.

 

E con questo si fa piazza pulita di alcuni funambolici tentativi di commentatori nostrani che hanno spacciato per bufala la notizia (comprensibilmente accompagnata da sgomento di molti) che l’aborto nello stato di New York sarà consentito fino alla nascita. Del resto la notizia da questa riva dell’Oceano e nel nostro Paese è stata minimizzata dalla maggioranza dei media in modo vergognoso.

Una lettura meno superficiale del provvedimento S240/A21 di New York evidenzia diversi inquietanti aspetti, passati quasi inosservati, o meglio volutamente accantonati – occhio non vede, cuore non duole.

Primo: sia il provvedimento di New York, che il disegno della Virginia, valutati in generale puntano sulla tutela della donna e della sua salute, esaltando il suo diritto alla libera autodeterminazione nella scelta di portare a termine la gestazione ovvero interromperla. Insomma tutela massima per i diritti delle donne; nessun accenno nel testo a un qualche diritto del nascituro. Il motivo è presto detto, perché il provvedimento di New York si premura di emendare la nozione di omicidio contenuta nella legge penale dello stato. Giusto perché ci si intenda: il §125.00 della legge penale, nella formulazione originaria, recita: Homicide means conduct which causes the death of a person or an unborn child with which a female has been pregnant for more than twenty-four weeks under circumstances constituting murder, manslaughter in the first degree, manslaughter in the second degree, OR criminally negligent homicide, abortion in the first degree or self-abortion in the first degre.

Il testo emendato sarà il seguente, escluso quanto contenuto nelle parentesi quadre: Homicide means conduct which causes the death of a person under circumstances constituting murder, manslaughter in the first degree, manslaughter in the second degree, OR criminally negligent homicide. (Non traduco per evitare approssimazioni). Vedremo il testo invece della Virginia, nel disegno molto simile a quello riportato sopra.

Più nessun accenno al nascituro. La conseguenza è che “questo” non è considerato più persona, anche dopo la ventiquattresima settimana (deve nascere per essere persona) allo scopo di garantire i diritti della donna. Secondo: il diritto della donna che si pretende di tutelare è anche quello alla sua salute. Il termine non è casuale, come qualcuno ha ritenuto restringendone il campo semantico alla salute fisica, ma è ben preciso e si rifà alla nozione di salute oggi comunemente in uso e adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, cioè lo stato di “completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”. Inoltre si trattasse di sola salute fisica, non si comprenderebbero gli alinea da 47 a 50 della legge di New York, ove si precisa che l’aborto può essere praticato per preservare la vita e la salute della paziente. Per inciso, la tutela della salute e della vita della donna, è uno dei casi di aborto consentito, oltre a quello dell’interruzione prima della ventiquattresima settimana e dell’assenza di vitalità del concepito.

Poiché il testo di New York e il progetto della Virginia adottano la parola salute in accezione meta-giuridica, quindi come qualcosa che va oltre il diritto e che questo può solo riconoscere e difendere, è lecito ritenere che l’aborto sino al parto può essere praticato per garantire alla donna la saluta fisica, psichica e il benessere sociale. Pertanto se la donna rischia la vita o conseguenze fisiche, oppure per questioni psicologiche non è in grado di reggere una maternità, oppure semplicemente per ragioni sociali (mancanza di soldi o lavoro, ma anche per il giudizio altrui su un concepimento non previsto), potrà abortire, è un suo diritto, non commette omicidio, perché non si provoca la morte di una persona.

Le esperienze di vita di una santa Gianna Beretta Molla e di una Chiara Corbella Petrillo sono evidentemente quelle di pazze isteriche da internare.

Sorvolo anche sulla tecnica abortiva di un bambino oltre la ventiquattresima settimana, perché mi provoca orribili problemi di coscienza.

Ma la cosa è ancora più maledettamente sottile: l’esegesi del testo (con tutta la cautela del caso) sembra voler dire che la donna non deve preoccuparsi del giudizio sull’incidenza della maternità sulla sua salute è demandato anche ad un terzo, l’operatore sanitario (si badi non più solo ad un medico). Il quale se deciderà d’accordo con la paziente di praticare l’aborto anche dopo la ventiquattresima settimana, non avrà conseguenze penali.

Nessuna responsabilità per la donna, nessuna responsabilità per chicchessia.

Inciso: non si fa mai accenno al padre del nascituro, così completamente deresponsabilizzando ed escludendo chi dovrebbe aver contribuito alla gravidanza (condizionale d’obbligo stante le alchimie nel concepimento oggi correntemente praticate). Inutile andare oltre.

In un’intervista su Fox News il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, ha giustamente osservato, provocato dall’intervistatrice, che la donna prima d’abortire dovrebbe vedersi garantita la possibilità di ricorrere all’adozione, al supporto psicologico, agli ammortizzatori sociali per il sostegno del reddito. Devo essere sincero, pur da sempre ammiratore di Dolan per la sua chiarezza e fermezza, non l’ho visto né convinto né convincente, ma è già un qualcosa che sia andato in tv a sostenere le posizioni cattoliche, nel silenzio generale.

Silenzio che caratterizza in generale le gerarchie ecclesiastiche e pure i fedeli, con poche rare eccezioni e voci che si levano forti a denunciare ciò che avviene. Politici e sedicenti intellettuali, non pervenuti. E’ non mi hanno convinto neppure le frasi di circostanza di Donald Trump.

Ricordo comunque che la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale è verità stabilita ex cathedra da san Giovanni Paolo Secondo (dato trascurabile, in realtà, per chi oggi propugna su altro versante, una chiesa finalmente post-dogmatica=non parliamo più di Dio perché non interessa a nessuno).

Concludo con una riflessione da uomo della strada: a tale stregua, che senso ha mantenere nell’ordinamento giuridico di uno stato le norme che puniscono l’omicidio, quando la nozione di persona è evanescente e può essere mutata a piacimento per garantire i diritti di altro individuo? Se per questioni di benessere psichico e sociale si possono sopprimere fisicamente delle persone, che tali non sono più considerate dalla legge, perché mai per le stesse ragioni non si potrebbe sopprimere un assassino? Forse perché a costui l’ordinamento, se provato colpevole, promette una rieducazione e un reinserimento sociale? Dunque per costui si potrà garantire la vita in una prospettiva di laica redenzione, mentre ad un essere non nato, che nulla ha commesso, nemmeno la vita o la vitalità potrà essere garantita? E’ un dato di fatto che nello stato di New York vige la pena capitale; ma non mi risulta lo stesso nella Virginia.

Il dato di fatto incontrovertibile e che viene ignorato e su cui invece bisognerebbe riflettere è: in alcune parti del mondo, in alcune cosiddette democrazie avanzate, per legge un essere umano non è più tale dal concepimento alla nascita; che cosa sia non è dato capirlo. In realtà è ridotto ad una cosa che in quanto tale si può costruire, modificare e distruggere. Siamo arrivati ad una aberrante mostruosità del potere assoluto di vita e di morte.

Mi chiedo se questo è veramente difendere le donne; a me pare che siano sempre più sole ed abbandonate, poiché negare lo stato di persona ad un nascituro è negare la maternità e la paternità, ciò per cui la donna e l’uomo sono fatti.

Avv. Giorgio Ambrosetti Reginadellapace Community

 

 

 

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